La sentenza Secab C-423/23, pronunciata il 22 gennaio 2026, è un passaggio centrale del contenzioso sull’art. 15-bis. La Corte di Giustizia dell’Unione europea ha fornito criteri interpretativi, rimettendo al giudice nazionale le verifiche concrete richieste dal diritto dell’Unione.
La questione sottoposta alla Corte
Il rinvio pregiudiziale nasce da una controversia relativa al tetto ai ricavi applicato a determinate produzioni rinnovabili. Il giudice europeo è stato chiamato a chiarire la compatibilità del meccanismo nazionale con il quadro UE precedente al Regolamento 2022/1854 e con la tutela degli investimenti.
Cosa non dice la sentenza Secab
La pronuncia non equivale a un annullamento automatico dell’art. 15-bis e non chiude ogni controversia nazionale. Stabilisce invece i criteri che il giudice competente deve utilizzare per verificare, nel caso concreto, la proporzionalità della misura e la salvaguardia degli investimenti nel settore rinnovabile.
Perché il contenzioso continua
Dopo Secab restano rilevanti le verifiche nazionali e le ulteriori questioni pregiudiziali. Per questo il Comitato mantiene una cronologia documentale separando le sentenze definitive, le ordinanze cautelari e i rinvii ancora pendenti.
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